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| Reichlin, 85 anni a costruire l’Italia nuova |
| 28.05.2010 | 08:31 | maria zegarelli | [ il tuo commento ] |
| La storia di questo Paese l’ha attraversata a modo suo, con passione, facendo quello sforzo costante di leggerla cercando di calarsi dentro il suo tempo per capire il tempo di una società e di una politica che non sempre hanno avuto lo stesso passo. Buon compleanno ad Alfredo Reichlin, ottantacinque anni ieri, festeggiati nella Sala Authority in piazza Montecitorio, con la regia di Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds, che per l’occasione ha riunito i vecchi compagni di una vita, i democratici, gli amici, la famiglia, gli intellettuali. Le immagini del video creato da Federico Mercuri, pescate dall’archivio de l’Unità, dei Ds, di Red Tv e di Rai-teche, sono in fondo proprio questo: un album di famiglia della sinistra italiana con l’ospite a tenere insieme i fili di una storia che si è dipanata in oltre sessanta anni di vita «partecipata».
È emozionato Reichlin, mentre ascolta Massimo D’Alema: «Alfredo è sempre molto esigente, soprattutto verso chi la pensa come lui» continuando a chiedere quello sforzo «di una politica alta per mettere in campo un nuovo umanesimo per quella civiltà nuova che dobbiamo creare». Buon compleanno ad Alfredo, che rappresenta «quasi un miracolo», capace come è in «una sinistra divisa e litigiosa, di raccogliere l’ammirazione di tutti, anche di quelli che si guardano in cagnesco». E si emoziona, ammette Reichlin, ancora oggi come decenni fa, quando sente «l’impeto» di tanti «compagni» che incontra andando nel Paese. Già, compagni, una parola «che sembra fuori corso come una moneta fasulla e invece rappresenta i migliori anni della nostra vita». Quegli anni in cui c’era la «consapevolezza di aver partecipato ad una esperienza unica nella storia d’Italia», un paese che non ha conosciuto «né le rivoluzioni nè i grandi movimenti che hanno trasformato le plebi in un popolo-nazione», ma ha avuto un suo momento d’oro: quei 10-15 anni durante i quali sono nati i grandi sindacati, i grandi partiti e tra questi il Pci, il neorealismo. «Il Pci - dice - è stato molte brutte cose, ma è stato anche una rivoluzione civile». Ecco perché oggi c’è una domanda che «domina la mia mente e mi impedisce di guardare con serenità al passato, che rende difficile collegare passato e presente». Che cosa abbiamo sbagliato? si chiede. «Come è stato possibile essere arrivati a questa débâcle della sinistra?». Forse la risposta sta «nella difficoltà della sinistra a misurarsi con il cambiamento epocale che riguarda la presenza umana nel mondo. È finita l’occidentalizzazione del mondo». O forse, sarà come gli ha suggerito un «po’ rozzamente un compagno». è finita la rivoluzione francese. Libertà, uguaglianza, fraternità. Come si riparte? Dalla politica, come sempre, che «nella sua funzione storica deve essere lo strumento attraverso cui gli uomini possono scegliere il proprio futuro liberamente». La politica come Storia. E il partito, il Pd. «Certo, un partito nuovo ma un partito vero - non quello del sindaco d’Italia -, fatto di persone che “prendono partito”, su un’idea di fondo, laica». Cita il suo maestro, Palmiro Togliatti, «prendo esempio dal suo insegnamento». c’è bisogno di un partito con un «compito laico e l’Italia merita che un gruppo politico si prenda questa responsabilità». In sala, tra gli altri, ci sono Goffredo Bettini, Stefano Rodotà, Nicola Zingaretti, Miriam Mafai, Giorgio Ruffolo, i figli Lucrezia e Pietro, i nipoti. Alla fine abbraccia il maggiore, gli chiede: «Ci hai capito qualcosa?». «È stata una festa bellissima, nonno». Pier Luigi Bersani è in Cina ma c’è un suo messaggio -video: «Caro Alfredo sono in Cina a discutere a proposito di alcune divergenze tra Togliatti e loro, i cinesi...», scherza il segretario. Ma poi lo ringrazia per quel «richiamo» costante ad un riformismo all’altezza dei tempi. Piero Fassino gli fa gli auguri dalla Birmania, «grazie per la straordinaria passione politica che hai oggi a 85 anni come a 20». Eugenio Scalfari ricorda quando, forse «una sera del 1957, mi invitasti a casa tua senza dirmi chi erano gli altri ospiti. Fu allora che conobbi Palmiro Togliatti e Nilde Iotti». Carlo Zeglio Ciampi invia un messaggio caloroso a questo «italiano che sa guardare al Paese con lucida intelligenza, con raro equilibrio e con onestà intellettuale profonda». Buon compleanno. |